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Madrigalesse, XVIII

Posted in Шуты by benescript on 16.08.2013

http://books.google.ru/books?id=k3sNAAAAQAAJ&pg=PA282&dq=Ben+avrebbe+di+tigre+o+di+serpente&hl=ru&sa=X&ei=m1jVUZSJLKuQ4gSgyYHwDA&ved=0CC8Q6AEwAA#v=onepage&q=Ben%20avrebbe%20di%20tigre%20o%20di%20serpente&f=false

 

Rime di Antonfrancesco Grazzini detto Il Lasca (1741). P. 206.

 

Madrigalesse, XVIII

In morte di Morgante Nano.

 

Ben avrebbe di tigre o di serpente

Il fegato e ‘l polmone:

Ben sarebbe crudel piucché Nerone

Colui, che non avesse finalmente

Dolore e passione,

Sentendo dir, come il mal del castrone,

Con danno universale ha spento e morto

Oggi Morgante Nano,

Il piú saggio ed accorto,

Il piú raro e sovrano

Buffon, che mai vedesse o Sole o stella

Calandrino e ‘l Gonnella.

Il Balena e Straseino,

Il Carafulla e ‘l Roffo Fiorentino,

Il Moretto Lucchese a ‘l Tattamella,

Con Giulian tamburino

Appettó a lui non valsero un lupino.

Tra d’ uomo e bestia, il nostro Morgantino,

Grifo o mostaccio o cesso o mufo avea;

Ma cosí nuovo e vario,

Aguzzo, e contrassatto, che parea

Gattomammon, bertuccia e babbuino:

Poscia l’un membro all’ altro sí contrario,

Sí sconocio e stravagante,

Che dal capo alle piante

Mostrava scorto, a chi potea vedello,

Essere un mostro graziosp e bello.

Or chuide un freddo avello

Belleze e grazie cotali e cotante,

Che portate ha Morgante all’ altra vita.

Or quí lasciando con doglia infinita

A ricordarci quando

Egli leggiadramente motteggiando,

Parlando e disputando,

E ballando e cantando,

Ridendo e sospirando,

Piangendo e bestemmiando;

Ma sopra ogni altra cosa disputando,

Ci dava tanta e sí fatta dolcezza,

Che per la tenerezza

Ne rallegrava in guisa,

Ch’ ognun si scompisciava per le risa.

Or l’anima ha divisa

Da quel corpo onorato,

Da’ Signori e da’ Principi bramato,

E da Duchi cercato,

Da Re, da Imperadori,

E da tutti i maggiori.

Come caro gioiel desiderato.

Sempre lá dove egli era, e in ogni lato,

D’ogni etá, d’ ogni grado e d’ ogni sesso

Correvano a furore,

Alle grida, al romore

Tutti le genti, per vederlo appresso;

Lasciando ogni faccenda,

Como se sosse l’ Orco o la Tregenda.

E Siena e Roma, e Bologna e Ferrara

Alla fua vista rimaser stupite,

Attonite e smarrite.

Ma s’ ei poteva condursi a Vinegia.

Quella cittá, che pregia

Virtú, valore ed ardir piucché umano,

O qualche nuovo e strano

Animaletto leggiadro e ridicolo,

Portava gran pericolo

Di diventar gentiluom Viniziano,

Ma il povero Cristiano,

Sendo nato mortale,

Era condotto a tale,

Che per mostrarsi non cruda ed avara,

Ma nell’ opre d’ onor pui’ degna e chiara,

Morte lo tolse a noi,

Come fa sempre i piú lodati eroi.

 

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